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giovedì 1 luglio 2010

Napoli, sgominato supermarket della droga

Rosamaria Greco
Messo a ferro e fuoco la periferia est di Napoli, il Bronx, dagli uomini delle forze dell'ordine che hanno smantellato un vero e proprio centro commerciale per la vendita di stupefacenti dove si trovava di tutto: cocaina, marijuana, hascish e crack. Il rione è stato teatro di una operazione dei carabinieri della compagnia di Torre del Greco e della tenenza di Cercola (260 i militari impegnati nel blitz) che ha portato all'esecuzione di 28 ordinanze di custodia cautelare, di cui 11 nei confronti di persone già detenute, con accuse di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e aggravata dal metodo mafioso. Arresti che hanno colpito esponenti o fiancheggiatori del clan Formicola: tra i destinatari dei provvedimenti emessi su richiesta del pm della Dda Mariella Di Mauro anche il capo della cosca, Berdardino Formicola, 33 anni, e quattro donne, che avevano il compito di vedette.

lunedì 28 giugno 2010

Terni, Pietro Taricone in fin di vita

Rino Logiacco
Pietro Taricone, attore, ex "gieffino" è rimasto gravemente ferito in seguito a un incidente avvenuto stamani durante un lancio con il paracadute all'Aviosuperficie di Terni. Taricone, 35 anni, noto soprattutto per aver partecipato alla prima edizione del "Grande Fratello", è ricoverato all'ospedale della città umbra. All'Aviosuperficie di Terni sono intervenuti polizia e carabinieri per accertare le cause dell'incidente. Le condizioni di Pietro Taricone caduto oggi dopo un lancio con il paracadute sono giudicate «disperate». L'attore, dopo l'incidente, è stato immediatamente ricoverato nell'ospedale di Terni. Secondo quanto si è appreso da fonti sanitarie ha riportato numerosi lesioni in diverse parti del corpo e una emorragia interna. Quando è arrivato al pronto soccorso non sarebbe stato cosciente. I medici stanno cercando di fermare l'emorragia interna, "l'aspetto che ci preoccupa di più - spiega Gianni Giannini, direttore generale dell'ospedale - oltre a essere pregiudiziale per qualsiasi altro tipo di intervento". Oltre ad un'emorragia "importante", l'attore ha infatti riportato "una serie di lesioni, tra cui un trauma cranico facciale e lesioni agli arti inferiori e al bacino". Ma bisogna prima "tentare di fermare l'emorragia e poi pensare a tutto il resto". Taricone è arrivato in ospedale privo di coscienza. In ospedale si trova attualmente la moglie Kasia Smutniak che era presente con la figlia al momento dell'incidente), il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo e il presidente dell'aviosuperficie dove oggi Taricone si è lanciato. Il 3 aprile e il primo maggio scorsi due paracadutisti erano morti in seguito a incidenti avvenuti presso l'aviosupeficie di Terni.
A poco meno di sei ore dall'incidente, Pietro Taricone continua ad essere sotto i ferri e e, a quanto si apprende dal direttore Generale dell'ospedale S. Maria di Terni Gianni Giovannini "la situazione resta gravissima. L'anestesista - dice Giovannini - mi ha comunicato che lo stato di salute di Taricone è gravemente compromesso. Taricone sta per essere portato in terapia intensiva ma ha subito una perdita di sangue imponente e improvvisa. Ha inoltre subito lesioni traumatiche in tutto il corpo, lesioni che hanno coinvolto diversi organi tra cui il fegato e milza".
Ha ritardato la manovra di frenata prevista a 50 metri da terra dopo un lancio eseguito nell'ambito di un corso per la sicurezza in volo riservato a paracadutisti esperti. A ricostruirlo è Sergio Sbarzella, presidente dell'Azienda trasporti consorziali di Terni che gestisce anche l'aviosuperficie dove oggi è avvenuto l'incidente. Al corso, denominato Vela, hanno partecipato in otto paracadutisti. Come gli altri, Taricone oggi aveva seguito un corso di teoria. Quindi un primo lancio senza problemi. L'attore è poi nuovamente salito su un piccolo aereo che ha raggiunto una quota di 1.500-2.000 metri. Taricone ha lasciato per ultimo il velivolo e - secondo quanto riferito da Sbarzella - il suo paracadute si è aperto regolarmente. A circa 50 metri da terra doveva quindi eseguire una manovra di frenata ma - sempre in base alla ricostruzione del presidente dell'aviosuperficie - l'ha ritardata finendo a terra a una velocità superiore a quella prevista.

sabato 26 giugno 2010

Treviso, vergognosi abusi su minori

Rosamaria Greco
Ceffoni violenti a bambini disabili fra i quattro e i sei anni, mentre gli altri piccoli guardavano, terrorizzati. Sono state le telecamere nascoste a tradire due operatrici che, nella mensa di un centro di assistenza gestito dall’ente ecclesiastico “La nostra famiglia”, a Treviso, picchiavano abitualmente i piccoli ospiti. Le due donne, di 32 e 35 anni, sono state denunciate dai carabinieri che hanno vagliato i video, inequivocabili, che mostrano come il loro comportamento violento fosse praticamente un’abitudine. Un episodio sconcertante su cui ora sta indagando la Procura. Le due operatrici, qualificate come educatrici, sono state denunciate con divieto di dimora a Treviso e sono accusate di maltrattamenti aggravati da motivi abbietti e futili. Una vicenda che ricorda da vicino quella dell’asilo “Cip e Ciop” di Pistoia, venuta alla luce nel dicembre 2009. Secondo gli inquirenti, gli schiaffi erano destinati soprattutto a tre di questi bimbi mentre gli altri piccoli assistevano impauriti. Prova ulteriore, il fatto che dalle immagini appare evidente come i bambini colpiti abbiano un atteggiamento di difesa, come se aspettino da un momento all’altro di essere nuovamente picchiati.

Licata, arrestato latitante Falsone

Salvatore Barberi
La polizia ha arrestato nel Sud della Francia dopo undici anni la latitanza Giuseppe Falsone, 40 anni ad agosto, ritenuto il capomafia di Agrigento, e considerato tra i 18 latitanti più ricercati, è finita. Alla cattura di Falsone si è giunti grazie anche all'attività informativa dell'Aisi, l'Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna. Giuseppe Falsone, mafioso di Campobello di Licata (Ag), era molto vicino a Bernardo Provenzano e nei suoi pizzini lo aveva indicato col numero 28. Appena tre mesi fa, nell'ambito dell'operazione antimafia Apocalisse, i carabinieri di Agrigento e di Palermo hanno sequestrato beni e società riconducibili al boss per circa 30 milioni di euro. Il padre del boss, Vincenzo Falsone, è stato il reggente di Cosa Nostra ad Agrigento per molti anni e fu ucciso durante la guerra di mafia il 24 giugno del '91 assieme al figlio Angelo, fratello maggiore di Giuseppe. Secondo alcune inchieste sulla mafia agrigentina, Giuseppe Falsone avrebbe gestito dalla latitanza grossi interessi in diversi settori. Il pentito Giuseppe Sardino, lo scorso ottobre al processo Hiram celebrato nel carcere di Rebibbia, ha riferito in aula che Falsone voleva stabilire rapporti con la massoneria siciliana e romana, ritenendoli utili per Cosa Nostra.

venerdì 25 giugno 2010

Trieste, traffico in tilt a casusa dello sciopero generale

Salvatore Barberi
Traffico in tilt, automobilisti in coda tra il centro e Barcola, polizia municipale mobilitata. Sono gli effeti del corteo promosso dai sindacati in occasione dello sciopero generale.
Ecco la situazione del traffico a Roiano:

Gioia Tauro, la Guardia Costiera sanziona a Nicotera peschereccio a strascico

Pasquale Patamia
Nella mattinata odierna è stata effettuata una operazione aeronavale, ove sono stati impegnati un elicottero "Koala" del Nucleo Aeromobili Guardia Costiera di Catania e una motovedetta della Guardia Costiera di Gioia Tauro. Il velivolo, nel sorvolare il tratto di mare antistante il Comune di Nicotera, constatava che un peschereccio era intento alla pesca a strascico entro la distanza di 1,5 miglia dalla costa, zona di mare interdetta a tale tipo di pesca, ai sensi del regolamento comunitario entrato in vigore dal 01.06.2010. Con l'entrata in vigore del nuovo Regolamento Comunitario in data 01.06.2010, la pesca a strascico non può più essere esercitata entro 1,5 miglia dalla costa (circa 2.800 metri). Immediatamente il comandante dell'elicottero contattava la sala operativa della Guardia Costiera di Gioia Tauro per segnalare l'infrazione. Inviata sul posto la motovedetta, scortava il peschereccio sino alla darsena del porto di Gioia Tauro, ove avveniva il sequestro della rete.

giovedì 24 giugno 2010

Gioia Tauro, Bellofiore si oppone al raddoppio dell'inceneritore

Pasquale Patamia
Renato Bellofiore ribadisce ancora una volta il suo no sul raddoppio dell’inceneritore e lancia un appello alla regione Calabria affinché tenga conto del parere delle popolazioni e che si adoperi subito a che i lavori, iniziati da tempo, vengono al più presto fermati. Sarà questo, sicuramente il punto più “caldo” che il primo cittadino di Gioia Tauro vuole affrontare con l’opposizione nel prossimo consiglio comunale che molto probabilmente sarà convocato per martedì prossimo, oltre che delle linee programmatiche, del piano triennale delle opere pubbliche e dell’approvazione del bilancio di previsione 2010 nonché dei provvedimenti in materia edilizia. Bellofiore crede che “per raggiungere determinati obiettivi, nell’interesse della collettività, c’è bisogno di una grande comunione d’intenti fra le parti improntata ad una visione globale i tutti i settori con particolare attenzione alle tematiche ambientali attraverso quattro momenti diversi: pianificazione, risanamento, prevenzione e vigilanza”.Sulla questione rigassificatore il sindaco tiene ad evidenziare come la Commissione straordinaria “ha espresso parere favorevole con delibera 2009, escludendo così ogni possibilità di scelta democratica da parte delle cittadinanze e dell’attuale amministrazione”. “Questa è l’ennesima volta, - continua Bellofiore - che la città è vittima indifesa di costruzioni di impianti sicuramente pericolosi , in primis il rigassificatore, il quale può avere effetti devastanti sotto il profilo turistico-ambientale e della salute pubblica”.

Ottawa, terremoto in Nord America

Rosamaria Greco
Una scossa di terremoto è stata avvertita in Canada in una vasta porzione della regione dell’Ontario. La scossa è stata avvertita distintamente a Ottawa, a Toronto e a Montreal. La scossa è stata molto violenta, anche perché è stata avvertita anche negli stati americani dell’Ohio, New York e Michigan. La scossa è durata 15 secondi. Le strade di Ottawa si sono subito affollate di gente che ha avuto per ora paura di entrare di nuovo negli edifici.

Barcellona, 12 morti tranciati da treno

Salvatore Barberi
Sono quasi tutti ragazzi tra i 16 e i 26 anni. Si stavano spostando in stazione senza usare il sottopassaggio: l’arrivo di un convoglio ad alta velocità ha fatto una strage. Un treno di alta velocità è piombato poco prima delle 23.30 di ieri sera su un gruppo di una trentina di persone che, invece di prendere il sottopassaggio, stavano attraversando i binari alla stazione di Castelldefels Playa, vicino a Barcellona: il bilancio è di almeno 12 morti e 15 feriti, alcuni in gravi condizioni. Le vittime, in maggior parte giovani, erano arrivate con un altro convoglio per andare a celebrare sulla spiaggia la notte di San Giovanni. I soccorritori riferiscono di corpi completamente fatti a pezzi e membra umane sono sparse dappertutto.

San Procopio, si è costituito il sindaco autista del boss

Rino Logiacco
Si è costituito nel carcere di Reggio Calabria il sindaco di San Procopio, Rocco Palermo, di 49 anni, destinatario di una delle 42 ordinanze di custodia cautelare emesse su richiesta della Dda reggina nell’ambito dell’operazione «Meta». Il primo cittadino del paese, ex autista di un boss, secondo i carabinieri del Ros era stato fatto eleggere dai clan, che per non destare sospetti avevano fatto presentare anche una lista d’opposizione. Una maxi operazione tra Calabria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna ha smantellato una sorta di holding dei clan, con tanto di partecipazioni societarie, in grado di influenzare gli affari e la politica, filone che avrebbe in serbo nuovi sviluppi in Calabria. Il blitz ha colpito le cosche più importanti di Reggio Calabria e dei comuni limitrofi, documentando gli accordi tra i clan Condello e De Stefano-Libri, un tempo contrapposti e oggi alleati per comuni interessi.

mercoledì 23 giugno 2010

S. Ferdinando di Puglia, duplice omicidio

Francesco Martelli
Sarebbero sulle piste di tre cittadini bulgari, i carabinieri alla ricerca dei responsabili della brutale aggressione a sprangate, compiuta nella notte nelle campagne di S Ferdinando di Puglia: sono stati uccisi un uomo di 45 anni e sua figlia di 19.
Un secondo figlio dell'uomo, di 20 anni, ha riportato ecchimosi e traumi ma è riuscito a mettersi in salvo, perché è fuggito dal casolare nei pressi del quale la famigliola - bulgari rom di etnia turca, a quanto viene reso noto - si era accampata solo da qualche giorno.
I tre aggressori sarebbero persone della comunità bulgara della zona, che il quaranticinquenne e i suoi figli avevano conosciuto al loro arrivo.
Dopo essere stato massacrato di botte, l'uomo è stato buttato in un pozzo vicino al casolare; potrebbe essere stato lanciato mentre era ancora vivo. Una volta sul fondo, chi lo aveva ridotto in fin di vita ha completato il lavoro facendo precipitare nel pozzo un masso di tufo.
Il corpo della giovane è stato trovato invece nel casolare: nei suoi confronti non sembrerebbe sia stata compiuta anche violenza sessuale. I carabinieri intervenuti sono stati avvertiti dal ventenne, che - a quanto si sa, per ora - parla solo la sua lingua.
Dei tre bulgari, anche loro di etnia rom, presunti responsabili dell'aggressione è stato fatto un identikit. Lo si é appreso da fonti investigative.
Ricerche dei tre sarebbero pertanto in corso in tutta la Puglia e in particolare nell'Ofantino, nella zona di Margherita di Savoia, città che in passato sarebbe stata da loro piu' volte frequentata.
Alla preparazione degli identikit, si è appreso, avrebbe contribuito in maniera essenziale il superstite (figlio e fratello delle vittime), ricoverato nell'ospedale Dimiccoli di Barletta: i medici lo hanno giudicato guaribile in una decina di giorni, riscontrandogli un trauma cranico e ferite lacero-contuse alla testa.

Reggio Calabria, irreperibile sindaco di San Procopio

Rino Logiacco
Colpo alle più importanti cosche della 'ndrangheta: 42 affiliati sono stati raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri in Calabria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Tra gli arrestati anche un avvocato, mentre si è reso irreperibile il sindaco di San Procopio, anch'egli tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare. Indagata una trentina di imprenditori collusi. Alle persone coinvolte nell'operazione, denominata Meta, vengono contestati tra gli altri i reati di associazione mafiosa, estorsione e turbata libertà degli incanti. L'operazione, condotta dal Ros di Reggio Calabria e coordinata dalla direzione distrettuale antimafia, ha portato anche al sequestro di beni per circa 100 milioni di euro.
Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, si è congratulato con il comandante generale dell'arma dei carabinieri, Leonardo Gallitelli, definendo l'operazione "di eccezionale importanza". Per il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, "i risultati ottenuti fino ad oggi sono l'esempio reale di questa grande stagione antimafia. Le mie congratulazioni, quindi, al procuratore della Dda Giuseppe Pignatone e agli uomini dei Ros dell'Arma dei Carabinieri per il risultato ottenuto contro le cosche calabresi".
Il procuratore sottolinea l'elemento di novità rappresentato dall'alleanza tra le cosche per gestire pacificamente i proventi delle attività illecite, in particolare le estorsioni e l'usura. "Fino a poco tempo fa - ricorda il procuratore di Reggio Calabria - era impensabile che Pasquale Condello affidasse a Giuseppe De Stefano, figlio di Paolo, ucciso nella guerra di mafia, la gestione dei proventi delle estorsioni. Stiamo parlando di due gruppi criminali che hanno dato vita, tra il 1985 e il 1991, alla 'guerra di mafia' che provocò centinaia di morti, tra cui lo stesso Paolo De Stefano. Adesso quei tempi sono passati e si bada soprattutto agli affari".
Lo stesso Pignatone rivela che le richieste di custodia cautelare avanzate dalla Dda erano 72, ma una trentina non è stata accolta dal Gip. "Le persone nei confronti delle quali non è stato disposto l'arresto - spiega il procuratore - sono indagati di secondo piano nell'ambito dell'indagine, il cui nucleo centrale resta intatto. Abbiamo ricostruito la geografia delle cosche, una 'fotografia' allo stato attuale, che dimostra l'alleanza tra i diversi gruppi per la gestione degli affari, che riguardavano soprattutto lavori di natura privata ad eccezione del Comune di San Procopio".
Una delle ordinanze di custodia riguarda proprio il sindaco del comune reggino, Rocco Palermo. Secondo quanto riferito dal procuratore Pignatone, Palermo sarebbe legato alla cosca degli Alvaro che avrebbe pesantemente condizionato le ultime elezioni comunali. Il gruppo criminale, in particolare, avrebbe appoggiato direttamente la lista capeggiata da Palermo e avrebbe anche presentato un'altra lista, destinata a risultare sconfitta in modo da fare apparire che le elezioni si svolgessero regolarmente. Al momento, Palermo risulta irreperibile ed è quindi ricercato.
Tra gli arrestati, l'avvocato Vitaliano Grillo Brancati, accusato di essersi adoperato, nel corso di alcune aste giudiziarie, al fine di consentire alle cosche di rientrare in possesso dei beni sequestrati. Indagati una trentina di imprenditori collusi con la 'ndrangheta: avrebbero gestito gli appalti pubblici a Reggio Calabria e in altri centri della provincia per conto delle cosche Condello e De Stefano.
Quanto ai beni sequestrati, si tratta di mobili e immobili nella disponibilità delle cosche Condello e De Stefano-Libri. Tra questi figurano il lido "Cala Iunco", situato sul lungomare di Reggio Calabria, la clinica privata "Villa Speranza", sempre di Reggio, oltre a 18 imprese dei settori edilizia e ristorazione, centri sportivi, 26 appezzamenti di terreno, 22 appartamenti, 12 unità immobiliari per uso commerciale, tutti a Reggio Calabria e provincia, nonché 26 autovetture e 6 motocicli.
"In due anni - ricorda ancora Pignatone - abbiamo sequestrato beni per un miliardo di euro smantellando i patrimoni di molte cosche e incidendo, così, concretamente sul loro assetto. Un altro dato significativo è quello sui latitanti arrestati, che sono stati 54, tra cui molti boss come Giovanni Tegano, Giuseppe Pelle e Giuseppe De Stefano".

New York, la marea nera fa due morti

Salvatore Barberi
Almeno due persone sono morte in due diversi incidenti legati alle operazioni di contenimento del greggio nel Golfo del Messico: lo ha annunciato oggi a Washington il responsabile Usa, l'Ammiraglio Thad Allen.
L'ammiraglio ha spiegato che uno dei robot subacquei di Bp è entrato in collisione con il sistema di tubature che trasportano acqua calda nella cupola per evitare la formazione di ghiaccio.
I tecnici al lavoro per cercare di fermare la fuoriuscita del petrolio hanno dovuto togliere il tappo sul pozzo della British Petroleum che rallentava l'uscita del greggio. Secondo quanto dichiarato da Allen la cupola è stata rimossa per controlli e sarà rimessa al suo posto al più presto, ma la riattivazione del sistema di contenimento potrebbe richiedere "un tempo considerevolmente piu' lungo". Intanto però il petrolio ha ripreso a sgorgare in mare al pieno della forza.
Resta ancora poco chiaro capire come siano avvenute le sue morti. Secondo fonti della Guardia Costiera non sono direttamente legate alle operazioni di recupero del Golfo. Una delle due vittime sarebbe infatti il capitano di una barca, ucciso con un colpo di arma da fuoco.